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QUARTIERE PORTELLO

 
 

Dall'incontro tra le vie G.B.Belzoni e Ognissanti e porta Portello sorge il borgo Portello, ma verrebbe da dire il quartiere, il più popolare di Padova.

Sino alla metà dell'Ottocento andare a Venezia (o per ritornarvici) c'era da preferire il servizio del Burchiello, la barca-corriera che conduceva alla città lagunare in circa sette ore e appunto attraccava nella scalinata sul Piovego all'altezza di porta Portello (portello significa porticciolo). Oppure, volendo prendere la strada, bisognava sempre attraversare la porta eretta nel 1518, attribuita a Guglielmo Grizi detto il Bergamasco, chiamata pure porta Ognissanti, la più monumentale della cerchia muraria padovana.

Al Portello stavano i barcaioli della Fraglia a cui era riservato il servizio fluviale, ma tutt'attorno c'erano palazzi di patrizi veneziani.

Il borgo, lungo metri 200 e largo 30, era animatissimo di carrozze, carri, persone di ogni ceto, mercanzie; anche di qualche trattoria dove rifocillarsi prima o dopo il viaggio.

Poi, inauguratasi nel 1842 la strada ferrata per Venezia, il Portello decadde e rimase, sino agli anni Cinquanta del secolo scorso, abitato dai portellati ai quali, a torto o a ragione, si attribuivano gran parte dei malandrinaggi cittadini.

Di sicuro era gente di parola pronta, di scaltrezza scaturita dalle esigenze della vita, unita da interessi comuni e da solidarietà nelle vicende liete o amare. I giovani erano chiamati "pace" (da paciolosi) e su di loro fiorivano barsellette divertenti.

I portellati si conoscevano per soprannomi, si creavano persino cariche o dignità da far valere nelle feste patronali, come per esempio durante la processione dell'8 dicembre in cui c'era il passaggio della "carretta" recante la Madonna.

Agno Berlese, autore di poesie in vernacolo, così illustrò il dialetto padovano: "Duro, senza armonia, tuto sul naso - mezo da borgo e mezo da vilan - co' le cadenze doparade a caso: eco el vero dialeto padovan che cambia dal Pedrochi al Basanelo e non xe puro, forsi, che al Portelo". (da "Guida di Padova" di Lionello Puppi e Giuseppe Toffanin)

Oggi il Portello comprende un'area ben più vasta delimitata a nord dai lungargini del Piovego, ad est coincide con il confine del Quartiere 1-Centro, a sud comprende l'ex macello di Via Cornaro e poi tutta via S. Massimo e ad ovest il confine è segnato dalle vie Falloppio e Morgagni fino al largo Meneghetti dove trovasi l'Istituto d'arte Selvatico.

 

 

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